SofaBed

La prima volta sono entrato in un negozio da compratore non avevo ancora compiuto 14 anni, dieci mila lire in tasca e un lettore cd nell’automobile di mio padre che sparava Concato o De Gregori. Venti minuti dopo uscii da uno dei peggiori negozi di dischi di provincia con la cassettina di Ultra dei Depeche Mode. Qualche mese più tardi colmai il mio gap teconologico-generazionale comprando il mio primo stereo a cd e qualche (parecchi) album impresentabili. Anche perché nel buco di culo di mondo in cui sono cresciuto i negozi di dischi erano questo: impresentabili. 
Il fatto non è quanti dischi brutti hai comprato, in locali ancora più brutti gestiti da personaggi di dubbio gusto. Il fatto è che andare a cercare negli scaffali polverosi di cd o vinili usati è una cosa che ha fatto al nostro sviluppo psico-fisico molto più dello sport e dei corsi di nuoto. E ci ha fatto diventare belli, alti e pure con i denti dritti. 
No alla fine non è vero neppure questo. La questione è che averlo fatto ci ha fatto, e continua, a farci stare bene. E solo per questo che continuiamo a farlo.
(PS anche io l’ho trovato, per un po’ di anni il negozio ideale. Era a più di un’ora di treno da casa mia. Ci andavo il sabato mattina facendo forca a scuola. La prima volta che ci sono stato ho comprato Anahata dei June Of ‘44. Ma visto che la memoria non la posso gestire ripensando a queste cose mi torna sempre in mente Useless.)
Vitaminic ha raccolto un sacco di scritti intelligenti sul Record Store Day che non potete non leggere. Davvero. Fatelo.

La prima volta sono entrato in un negozio da compratore non avevo ancora compiuto 14 anni, dieci mila lire in tasca e un lettore cd nell’automobile di mio padre che sparava Concato o De Gregori. Venti minuti dopo uscii da uno dei peggiori negozi di dischi di provincia con la cassettina di Ultra dei Depeche Mode. Qualche mese più tardi colmai il mio gap teconologico-generazionale comprando il mio primo stereo a cd e qualche (parecchi) album impresentabili. Anche perché nel buco di culo di mondo in cui sono cresciuto i negozi di dischi erano questo: impresentabili. 

Il fatto non è quanti dischi brutti hai comprato, in locali ancora più brutti gestiti da personaggi di dubbio gusto. Il fatto è che andare a cercare negli scaffali polverosi di cd o vinili usati è una cosa che ha fatto al nostro sviluppo psico-fisico molto più dello sport e dei corsi di nuoto. E ci ha fatto diventare belli, alti e pure con i denti dritti. 

No alla fine non è vero neppure questo. La questione è che averlo fatto ci ha fatto, e continua, a farci stare bene. E solo per questo che continuiamo a farlo.

(PS anche io l’ho trovato, per un po’ di anni il negozio ideale. Era a più di un’ora di treno da casa mia. Ci andavo il sabato mattina facendo forca a scuola. La prima volta che ci sono stato ho comprato Anahata dei June Of ‘44. Ma visto che la memoria non la posso gestire ripensando a queste cose mi torna sempre in mente Useless.)

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